Abbiamo ancora tempo? Il gioco che allena l’immaginazione e apre futuri possibili

da | Educazione civica

Nato nell’ambito del progetto europeo Crossworlds Game, il gioco di Cantieri Meticci trasforma crisi climatica, migrazioni e Agenda 2030 in un’esperienza creativa, cooperativa e accessibile. C’è una domanda che attraversa il nostro tempo come un filo teso: abbiamo ancora tempo?

 Abbiamo ancora tempo? Un nuovo gioco per parlare di crisi climatica e disuguaglianze

Tempo per cambiare rotta, per immaginare alternative, per parlare di crisi climatica senza restare paralizzati dalla paura. Tempo per ascoltarci, per collaborare, per scoprire che i futuri non corrispondono a stanze già arredate, ma a spazi ancora da abitare. Da questa domanda nasce “Abbiamo ancora tempo?”, un gioco sviluppato nell’ambito del progetto europeo Crossworlds Game, realizzato da Cantieri Meticci in collaborazione con Fundacja Strefa Wolnoslowa di Varsavia. È un gioco da tavolo, ma anche qualcosa di più: un dispositivo creativo, educativo e partecipativo pensato per esplorare le migrazioni climatiche, la convivenza, la solidarietà e le possibilità di cambiamento. Il gioco è disponibile anche in versione digitale e può essere utilizzato in contesti educativi, sociali e culturali. È pensato per attivare confronto, apprendimento condiviso e dialogo su temi complessi, ma lo fa attraverso un prezioso dispositivo pedagogico: quello del gioco. Perché giocare non significa semplificare il mondo. Significa creare un ambiente protetto in cui provare a guardarlo da rinnovate prospettive.

Una palestra per il muscolo dell’immaginazione

Il gioco rappresenta una piccola grande palestra per uno dei nostri muscoli meno utilizzati: l’immaginazione. È un’immagine potente, soprattutto oggi, quando la crisi climatica rischia di apparirci come qualcosa di troppo grande, troppo vicino, troppo inevitabile. Eppure, l’immaginazione non consiste in un processo di evasione, ma in un’attitudine concreta da coltivare con cura. Ci dà l’opportunità di formulare domande di senso, alimentando l’importanza dei punti interrogativi nei processi di apprendimento, per dare un nome a ciò che ci inquieta e vedere possibilità dove sembrano esserci solo binari già tracciati. In questo senso, “Abbiamo ancora tempo?” propone veri e propri allenaMenti, esercizi giocosi per rimettere in moto e in relazione pensiero e sentire, testa e cuore. Attraverso sfide creative e collaborative, chi partecipa è invitato a esprimere ciò che spesso resta non detto: il nostro ventaglio emotivo che ‘sventola’ paure, intuizioni, desideri, curiosità, speranza, ansia. Il gioco diventa così un luogo in cui la crisi climatica non è solo un dato da conoscere, ma un’esperienza da attraversare insieme, con un nuovo linguaggio condiviso.

Il gioco come alfabetizzazione ai futuri

Oltre al legame con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, “Abbiamo ancora tempo?” dialoga in modo interessante con la cornice della Futures Literacy, l’alfabetizzazione ai futuri promossa dall’UNESCO. Essere alfabetizzati ai futuri non significa prevedere che cosa accadrà, ma vuol dire imparare a usare il futuro nel presente: riconoscere le immagini, le paure e le aspettative che guidano le nostre scelte quotidiane. Significa comprendere che non esiste un solo futuro già scritto, ma una pluralità di futuri possibili, desiderabili, inaspettati. Da questo punto di vista, il gioco allena una capacità fondamentale per abitare il XXI secolo: esplorare l’incertezza senza esserne schiacciati. Le sue sfide creative e collaborative non chiedono di trovare “la risposta giusta”, ma di aprire scenari, di immaginare connessioni, di sperimentare rinnovate modalità di pensiero. È in questo interstizi che il gioco diventa una piccola officina di futuri: non consegna soluzioni preconfezionate, ma attiva domande. Che cosa possiamo cambiare? Che cosa consideriamo inevitabile solo perché lo abbiamo sempre raccontato così? Quali scelte quotidiane hanno un impatto sul mondo che abitiamo insieme?

Abbiamo ancora tempo Carte da gioco Cantieri Meticci

Una modalità win win: si gioca contro il tempo, non contro gli altri

Uno degli aspetti più significativi di “Abbiamo ancora tempo?” è la sua dimensione cooperativa. Non si gioca per eliminare qualcuno, primeggiare o accumulare vantaggi individuali. Si gioca insieme, in una modalità win win, in cui la vera sfida è collaborare per attraversare insieme un problema comune. Questa scelta non è solo una meccanica di gioco, ma un messaggio etico ed educativo. La crisi climatica, le migrazioni, le disuguaglianze e la convivenza non possono essere affrontate con la logica del “si salva chi arriva primo”. Richiedono ascolto, alleanze, corresponsabilità. Nel gioco si corre contro il tempo, ma il tempo non è trattato come una risorsa privata: è anch’esso un bene comune. Questa intuizione è particolarmente fertile per bambine, bambini, ragazze, ragazzi e adulti: ci ricorda che il tempo delle scelte non riguarda solo il singolo, ma la comunità. Fermarsi, giocare, discutere e immaginare insieme diventa allora un gesto quasi controcorrente, in un mondo che accelera continuamente.

Agenda 2030, clima e domande di senso

“Abbiamo ancora tempo?” può essere letto anche come uno strumento per avvicinare in modo esperienziale alcuni grandi temi dell’Agenda 2030: l’azione per il clima, la riduzione delle disuguaglianze, le città e comunità sostenibili, la qualità dell’educazione, la pace, la giustizia e la costruzione di partnership. Ma la sua forza sta nel non trasformare questi obiettivi in una lista da memorizzare. Il gioco li incarna dentro il corpo, dentro la conversazione, dentro l’esperienza concreta del gruppo. La sostenibilità non appare come una parola astratta e vuota, ma come una trama di relazioni: tra persone, territori, scelte quotidiane, responsabilità e futuri possibili. Parlare di migrazioni climatiche, in particolare, significa intrecciare ambiente, diritti, casa, memoria, spostamento, appartenenza. Sono temi complessi, talvolta difficili da avvicinare ai più giovani. Il gioco offre una chiave di volta differente: un’esplorazione condivisa aldilà della soglia di un portale d’ingresso fatto di movimento, parole, immaginazione condivisa e pratiche collaborative che mettono al centro l’intelligenza collettiva.

Perché proporlo a famiglie, scuole e contesti educativi

Per chi educa, accompagna, insegna o semplicemente desidera condividere con bambini e ragazzi conversazioni importanti, “Abbiamo ancora tempo?” è un’occasione preziosa. Permette di parlare di clima e futuri senza ricorrere solo all’allarme che blocca, ma nemmeno edulcorando la realtà. Il gioco ha il dono prezioso di creare un equilibrio delicato: riconosce la gravità delle sfide che abbiamo davanti, ma apre anche uno spazio di agency, cioè di possibilità di azione ingaggiando chi vi partecipa a trasformarsi in giovani changemaker. Chi gioca non resta spettatore. Entra nella scena, prende parola, ascolta, propone, cambia punto di vista. Ed è forse qui che il gioco mostra il suo potenziale più profondo: ci aiuta a passare dalla domanda “che cosa succederà?” alla domanda “che cosa possiamo immaginare e fare insieme?” e poi, ancora, al “what if…”, ovvero al “cosa succederebbe se…” per rendere operativo la facoltà umana dell’immaginazione. Domande maggiormente fertili e vive che favoriscono risposte collettive orientate al fare insieme nel presente: i semi dei futuri sono nel presente.

Abbiamo ancora tempo?

Forse la risposta non è contenuta in una casella, in una carta o in una regola. Forse la risposta nasce proprio mentre si gioca: quando una risata scioglie l’imbarazzo, quando una parola inattesa apre un pensiero, quando il gruppo scopre che i futuri sono qualcosa che impariamo a guardare, nominare e costruire. “Abbiamo ancora tempo?” ci ricorda che il cambiamento comincia anche da qui: da un tavolo condiviso, da una sfida creativa, da un tempo comune rallentato e sottratto alla fretta. Un tempo per allenare l’immaginazione. Un tempo per esplorare. Un tempo per chiederci, insieme, quali futuri vogliamo rendere possibili.